Il 2025 segna una svolta concreta per la digitalizzazione degli appalti pubblici in Italia.
Con l’entrata in vigore del Decreto correttivo D.Lgs. 209/2024, che aggiorna il Codice dei contratti pubblici – D.Lgs. 36/2023, il Building Information Modeling (BIM) diventa finalmente parte integrante e obbligatoria delle procedure di gara.
Un passo atteso da anni, che trasforma il BIM da “metodo consigliato” a strumento operativo per tutte le stazioni appaltanti e i professionisti del settore AEC.
Cosa cambia dal 2025: nuove soglie e regole operative
Con il correttivo approvato a fine 2024, il legislatore ha ridefinito i limiti di applicazione del BIM, introducendo una soglia più alta ma anche un quadro più realistico per l’attuazione nelle PA.
- Obbligo BIM per lavori pubblici sopra i 2 milioni di euro
(5,5 milioni per i beni culturali)
- Esclusi gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, salvo che non siano già progettati in BIM
- Riferimento normativo: art. 43 e Allegato I.9 del D.Lgs. 36/2023, modificati dal D.Lgs. 209/2024
La logica è semplice: concentrare l’obbligo dove il BIM genera reale valore, evitando di bloccare i piccoli enti che non dispongono ancora di risorse e personale adeguato.
Per un riepilogo chiaro, vedi anche l’approfondimento tecnico di Biblus ACCA sul nuovo Codice Appalti e BIM.
La disciplina transitoria (art. 225-bis)
Per garantire continuità amministrativa e non penalizzare i progetti avviati prima del 2025, il decreto introduce una disciplina transitoria.
In sintesi:
- I progetti tra 2 e 5 milioni con DOCFAP approvato entro il 31/12/2024 restano validi anche senza rielaborazione BIM
- I progetti programmati entro il 2024 ma sotto soglia comunitaria godono della stessa esenzione
- Se però la gara viene bandita nel 2025 e l’importo supera i 2 milioni, la gestione dovrà avvenire in BIM
In pratica, tutti i nuovi affidamenti sopra soglia nel 2025 devono essere digitali.
Una governance nazionale per la transizione
Nel 2025 nasce anche la Commissione Nazionale per il Monitoraggio del BIM, istituita con il DM MIT 11 aprile 2025, n. 89 presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Il suo compito è monitorare l’applicazione della norma, raccogliere criticità e supportare le stazioni appaltanti nel percorso di digitalizzazione.
Un segnale chiaro: il BIM non è più solo un obbligo tecnico, ma una politica strutturale di trasformazione digitale nel settore pubblico.
Linee guida e strumenti per le PA
Per accompagnare l’attuazione pratica, nel 2025 diversi enti hanno pubblicato strumenti operativi:
- ANAC → consultazione pubblica sulle Linee Guida per l’attuazione del BIM (maggio 2025), con indicazioni su come inserire i requisiti BIM nei bandi e valutare la maturità digitale delle imprese.
- ANCI → pubblicazione di un quaderno operativo dedicato ai Comuni, con istruzioni per formazione e aggiornamento dei regolamenti.
- Agenzia del Demanio → aggiornamento degli standard informativi e capitolati digitali.
- OICE → 8° Rapporto annuale sulla diffusione del BIM nelle gare pubbliche, con analisi di criticità e buone pratiche.
Tutti questi documenti puntano a uniformare le pratiche e semplificare l’applicazione reale della norma.
Gli impatti per progettisti e amministrazioni
Il nuovo quadro normativo comporta un cambiamento organizzativo profondo, che coinvolge sia gli studi tecnici sia le PA.
Aggiornamento dei bandi
Le gare devono indicare requisiti BIM chiari: formati interoperabili (IFC), livelli di dettaglio (LOD), modalità di consegna e gestione dei modelli.
Formazione del personale
RUP, tecnici e progettisti devono acquisire competenze digitali certificate.
Molte amministrazioni stanno già investendo in percorsi formativi BIM, anche attraverso fondi PNRR (vedi Portale PNRR del MIT).
Adozione di piattaforme collaborative
Per rispettare le nuove regole è necessario disporre di un Ambiente di Condivisione Dati (ACDat) e di software interoperabili.
Le piattaforme cloud diventano un requisito tecnico, non più un’opzione.
Supporto esterno e aggregazione
Le stazioni appaltanti più piccole possono fare rete, affidandosi a centrali di committenza o consulenti BIM esterni, in modo da non restare escluse dalle gare sopra soglia.
Weisoft: il partner per la transizione digitale BIM
In questo scenario, Weisoft supporta studi tecnici, enti pubblici e professionisti nel percorso verso la digitalizzazione dei processi progettuali.
Consulenza e implementazione BIM
Analizziamo i flussi di lavoro e definiamo strategie operative per l’adozione del BIM, dall’analisi iniziale fino alla piena operatività.
Formazione accreditata
Corsi e percorsi personalizzati su Archicad, Twinmotion, Bluebeam, Trimble Connect e altri software BIM-oriented, riconosciuti con CFP per Architetti e Geometri.
Software interoperabili
Soluzioni integrate per progettazione, collaborazione e gestione digitale delle commesse:
Archicad, Twinmotion, D5 Render, Bluebeam Revu, Trimble Connect, Microsoft 365 e altri strumenti BIM compliant.
Sei pronto alla transizione BIM?
Il 2025 è l’anno zero del BIM negli appalti pubblici.
Con le nuove regole, le PA e i professionisti devono evolvere i propri processi: dalla progettazione tradizionale alla gestione informativa integrata.
Conclusione
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mailto:alice.canobbio@weisoft.it
📌 Fonte
Contenuti ispirati all’articolo: https://bimiz.ai/bim-e-codice-appalti-2025-anno-zero/
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